Il caso degli ostelli della gioventù

Come accennato altrove, gli ostelli della gioventù, che rimangono il tipo di ostello più conosciuto, sono arrivati solo nel XX secolo, ricalcando la storia gloriosa e complessa dei loro predecessori medievali.

Quando Richard Schirrmann, insegnante tedesco, ha l’ispirazione che creerà un intero movimento e uno stile di vita e di viaggio, era rimasto a notte fonda davanti a un granaio, a metà di una gita scolastica. Riportando l’idea a casa, ovviamente volle adattare i concetti chiave degli ostelli alla vita moderna: quindi condivisione degli spazi e delle strutture, certo, ma anche rigorosi standard sanitari e di sicurezza. E prezzi contenuti, per permettere proprio ai più giovani di poter viaggiare e pernottare senza preoccupazioni.

Il primo ostello della gioventù della storia non è considerato quello nella scuola dove Schirrmann lavorava nel 1909: era una struttura temporanea. È invece ritenuto tale il castello di Altena, ancora una volta in Germania, che Schirrmann fece recuperare da uno stato di abbandono e ristrutturare per poter essere utilizzato come “dormitorio”. Era il 1912.

Vent’anni dopo, un intervallo brevissimo se si riflette sulla difficoltà di comunicare velocemente che diamo oggi per scontata, nasceva la Federazione Internazionale degli Ostelli per la Gioventù allo scopo di coordinare tutte le strutture di questo tipo in giro per il mondo. La versione tricolore di questa nasce nel 1945, e si chiama Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù. È appena finita la Seconda guerra mondiale, e come nel caso degli alloggi per pellegrini, nasce da una osservazione analoga: gli sfollati, gli stranieri bloccati in Italia dopo la fine del conflitto, i soldati… moltissimi di questi non avevano dove soggiornare nello spostarsi da un punto all’altro della penisola martoriata, e per questo nasce il desiderio di aiutarli con alloggi a bassissimo prezzo senza fare distinzioni di sesso, di razza, di opinione politica, di cittadinanza…

Ancora una volta, questa intuizione è stata felice: nel 1949 l’Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù entra a far parte della Federazione Internazionale, a rappresentare quelli che oggi sono circa 4000 ostelli distribuiti dal nord al sud dello Stivale.

Ci sono ancora luoghi comuni

Nonostante la quantità di strutture, spesso il pubblico italiano conosce poco quello che ha… proprio sotto casa: quindi succede che per assurdo ad avvantaggiarsi dell’ospitalità low-cost siano soprattutto gli stranieri. Questo dipende essenzialmente da poca esperienza e poca conoscenza del settore, per cui si ritiene a torto che gli ostelli siano ancora quelli… medievali!

Insomma, ci si aspetta ancora di trovare un giaciglio dalla pulizia approssimativa, dove la privacy va in stand-by e dove spesso capita di trovare il ladro che approfitta della condivisione degli spazi. Ma gli ostelli della gioventù non sono più solo così: l’evoluzione è un concetto che tocca tutti e in tutti gli ambiti, quindi oggi gli ostelli hanno spesso stanze private, bagni in camera, sono dotati di Wi-Fi, offrono la colazione e vantano una pulizia che rivaleggia con quella degli alberghi 5 stelle. Chiedetelo ai pellegrini del giubileo straordinario del 2015-2016, che sono stati fra gli ultimi ad approfittarne in massa!